Gesł dono di Dio, sorgente di acqua viva

Meditazioni esegetiche su Gv 4,1- 42
Autore: don. Carlo Sartoni
Istituto di Scienze Religiose San Pier Crisologo Diocesi di Imola


INTRODUZIONE
La scena al pozzo di Giacobbe è una delle più umane e più belle del quarto Vangelo.

«Per la ricchezza dei suoi richiami biblici, per la poesia della sua cornice, - poesia degli incontri vicino al pozzo, poesia delle sorgenti miracolose, delle acque zampillanti, delle messi biondeggianti - per la delicatezza e la profondità del dialogo tra Gesù e questa donna, fino a quel momento una sconosciuta e tra poco una credente, per l'ampiezza infine delle prospettive religiose che apre sulla missione della Chiesa e sulla adorazione del Padre nello Spirito e nella verità, questa pagina di S. Giovanni lascia in tutti quelli che l'hanno letta e meditata una impressione indimenticabile»(1).

Alcuni(2) hanno voluto dare a questo racconto un'interpretazione psicologica e pastorale (3), altri propongono un'esegesi sacramentale (4):

«Gli ultimi versetti dell'unità precedente collocano l'episodio che segue sotto il segno del battesimo: quello di Giovanni e quello che è preferibile attribuire ai discepoli di Gesù piuttosto che a Gesù stesso. L'incontro tra Gesù e la samaritana si inserisce in questa prospettiva. Si tratta di una catechesi battesimale. Che cosa avviene quando Gesù si rivela come il battesimo in atto, come il fondamento di ogni battesimo e anche di ogni possibile atto sacramentale? Questa è la domanda. Il racconto e i dialoghi di cui è intessuto danno una risposta completa e ricca di sfumature»(5).

Questa ricerca ha come scopo quello di comprendere i termini dono di Dio (6) e acqua viva di Gv 4,1- 42 a partire dalla consapevolezza che la teologia di Giovanni è una teologia che ha per centro il Verbo incarnato e per fine, esplicitamente confessato, suscitare la fede nel Figlio di Dio fatto uomo (Gv 20,31).
Nel lavoro di lettura del testo biblico unisco insieme le esigenze della teologica biblica e quelle delle applicazioni pastorali. Attraverso, poi, la lettura dei Padri della Chiesa(7) cerco di analizzare il testo giovanneo non limitandomi solo all'esegesi dell'epoca contemporanea (8).

La ricerca risulta così impostata:
- analisi teologica di Gv 4,1- 42;
- interpretazione nei Padri (9)

CONCLUSIONI

A Sichar, presso il pozzo di Giacobbe, verso mezzogiorno, s'incontrano Gesù e la Samaritana.
Nel colloquio Gesù si rivolge alla donna dicendole:

«Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice "dammi da bere", tu stessa gliene avresti chiesto ed egli ti avrebbe dato acqua viva» (Gv 4,10).

Dalla struttura a chiasmo della frase risulta che il dono di Dio è l'acqua viva.
Quest'acqua viva, viene "data" da Gesù: va sottolineato il ricorrere frequente del verbo "dare" in questa pericope.
Da tutto il contesto del racconto, imperniato sull'automanifestazione progressiva di Gesù, sembra che l'acqua viva data da Gesù sia proprio il suo rivelarsi.
È questo il filo conduttore di tutto il brano: infatti Gesù si presenta più grande di Giacobbe (Gv 4,12-13), che ha dato il pozzo presso Sichar, mentre Gesù donerà non acqua, ma acqua viva che disseta per sempre; Gesù è inoltre un profeta (Gv 4,19), se riesce a leggere nella vita privata della donna; ancor più si presenta alla donna come Messia (Gv 4,26): «Sono io che ti parlo»; alla fine del racconto è proclamato come il Salvatore del mondo (Gv 4,42) dagli stessi samaritani.

«Il Signore promette alla samaritana un'acqua capace di trasformarsi, in chi ne beve, in sorgente che zampilla per la vita eterna, cosicché chi ne beve non abbia più sete. Qui la simbologia del pozzo è legata alla storia della salvezza di Israele.
Già alla vocazione di Natanaele Gesù si era rivelato come il nuovo, più grande Giacobbe: sopra la pietra usata come cuscino per dormire, Giacobbe aveva visto, in visione notturna, gli angeli di Dio che salivano e scendevano. Gesù predice a Natanaele che i suoi discepoli vedranno il cielo aprirsi sopra di Lui e gli angeli di Dio salire e scendere (1,5).
Qui al pozzo di Giacobbe, incontriamo Giacobbe come il grande capostipite che, con il pozzo, ha donato l'acqua, l'elemento fondamentale della vita. Nell'uomo, però, vi è una sete più grande - al di là dell'acqua del pozzo - poiché egli cerca una vita che vada oltre la sfera biologica.
Ritroveremo la medesima tensione intrinseca all'essere - uomo nel capitolo sul pane: Mosè ha donato la manna, ha dato il pane dal cielo. Ma era, appunto, sempre "pane" terreno. La manna è una promessa: il nuovo Mosè deve dare ancora pane. Ma anche in questo caso deve essere dato qualcosa che è di più di quanto poteva essere la manna.
Emerge di nuovo la tensione dell'uomo verso l'infinito, verso un altro "pane" che sia davvero "pane del cielo". Così la promessa della nuova acqua e del nuovo pane si corrispondono.
Corrispondano all'altra dimensione della vita, di cui l'uomo ha inevitabilmente un grande desiderio.
Giovanni distingue bíos e zoé - la vita biologica e quella vita completa che, essendo essa stessa sorgente, non è sottoposta al morire e al divenire che caratterizzano l'intera creazione. Così, nel dialogo con la samaritana, l'acqua diventa ancora - seppure ora in modo diverso - simbolo del Pneuma, del vero potere vitale che placa la sete più profonda dell'uomo e gli dona la vita totale, che egli attende senza conoscerla»(161).

È questa l'acqua viva che Gesù vuol donare. Infatti, la donna appena appreso che Gesù è il Messia, lascia la brocca e va in città. Ormai non le serve più l'acqua del pozzo, ha trovato un'altra acqua, molto più fresca e dissetante: è Gesù, il Messia, che le si è manifestato.

«L'acqua viva appare come espressione figurata accanto ad altre, con le quali il Gesù giovanneo indica se stesso o i suoi doni, come il "pane", la "vite", la "porta", la "via". L'espressione figurata del pane del cielo dà un'indicazione importante anche per l'acqua viva: il rapporto tra il dono e il donatore. Come Gesù è ed offre il pane vivo che dà vita (Gv 6,27), così non si può separare la conoscenza della sua persona dalla conoscenza del suo dono dell'acqua viva.
Chi riconosce lui essenzialmente come la "parola" rivelatrice e salvifica, comprende anche il suo dono: rivelazione e vita; poiché soltanto il Rivelatore che si è fatto carne, che è la luce e la vita divina (Gv 1,4; 8,12; 11,25; 14,6), ha il potere di trasmettere questa vita (Gv 5,25 s; 6,57), attraverso la parola (Gv 5,25; 6,63; 8,51) e il sacramento (Gv 3,5; 6,53s). Così la frase che spinge la donna alla riflessione e vuole suscitare in lei altre domande, diventa anche una rivelazione per i futuri credenti, esortandoli a riconoscere il vero dono di Dio e colui che solo ha il potere di darlo, o viceversa, a riconoscere colui che pronunzia la parola di Dio e a pregarlo di concedere il suo dono»(162).

Nell'ambito della tradizione biblica il simbolo dell'acqua viva oscilla tra due equivalenze: la rivelazione di Dio, identificata con la sua parola, legge e sapienza, e lo Spirito (Is 32,15; 44,3-4; Ez 47,1-12; Zc 12,10; 13,1; 14,8). Bisogna notare che alle spalle dell'evangelista c'è tutta una tradizione veterotestamentaria e giudaica che fa riecheggiare l'unità tra l'acqua e lo Spirito (163).
L'attuale manifestazione di Gesù ai samaritani avrà la pienezza nel futuro, quando Gesù potrà dare in abbondanza acqua viva a «chiunque vorrà berla» (Gv 4,13). Ciò avverrà dopo la sua esaltazione, quando con la morte e la resurrezione otterrà la gloria che aveva presso il Padre (Gv 7,37-39).
Da questo momento il dono di Dio sarà pienamente effuso sui credenti ed essi potranno riconoscere in Cristo il Figlio di Dio e ottenere la vita. Ora dal vangelo di Giovanni appare che sarà proprio lo Spirito di verità a far sì che la verità di Gesù, cioè il suo rivelarsi come Figlio di Dio, venga accolta nel cuore dei discepoli per essere interiorizzata, attualizzata, approfondita, nel tempo della Chiesa (Gv 13-17).
Il dono di Dio si presenta dunque come il "darsi" dell'automanifestazione di Gesù a noi, che dalla glorificazione di Cristo diventa possibile solo nello Spirito (164).
Acqua viva come dono dell'autorivelazione di Gesù o come dono dello Spirito Santo? Non c'è ragione di scegliere tra queste due interpretazioni: è evidente che spesso il simbolismo giovanneo è polivalente. Con Brown si ritiene corretto interpretare l'acqua viva con la rivelazione e insieme con lo Spirito Santo.



BIBLIOGRAFIA
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STRUMENTI

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SIMONETTI M., La crisi ariana nel IV secolo, Roma, 1975.

INDICE
INTRODUZIONE
CAPITOLO PRIMO - Struttura letteraria e tematica di Gv 4,1- 42
  1. 4,1- 6 Introduzione
  2. 4,7-26 Dialogo con la Samaritana
    4,7-9 Avvio
    4,10 Presa di posizione fondamentale di Gesù
    4,11-15 Il primo dialogo: Gesù promette il dono dell'acqua viva
    a) L' "acqua viva "
    b) L'acqua per la vita nell'antico oriente e nell'antichità classica.
    c) L'acqua viva nell' AT
    d) L'acqua viva nel NT
    e) L'acqua viva nel IV Vangelo
    f) Il dono dell'acqua viva in Gv 7,33 ss
    g) Il dono di Dio
    h) Il simbolo del dono dell'acqua viva
    4, 16-19 Secondo dialogo: Gesù profeta
    4, 20-26 L'adorazione in Spirito e Verità
  3. 4, 27-30 Transizione: arrivo dei discepoli e loro perplessità
  4. 4, 31-38 Dialogo di Gesù con i discepoli: la missione
  5. 4, 39-42 La fede piena dei Samaritani
CAPITOLO SECONDO - L'interpretazione nei Padri
  1. Nei Padri fino al IV - V secolo
  2. Nei Commentari a Giovanni del IV - V secolo
    Il Commentario a Giovanni di Giovanni Crisostomo
    Il Commentario a Giovanni di Agostino
    a) la Samaritana
    b) lo Spirito Santo quale dono
    Il Commentario a Giovanni di Cirillo di Alessandria
CONCLUSIONI
ABBREVIAZIONI E SIGLE
BIBLIOGRAFIA
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